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13 marzo 2012

Domenicanon #03


Più un mese dall'ultimo post. Mea culpa.
Alcuni di voi forse non se ne sono manco accorti, soprattutto grazie ad un rocambolesco salvataggio in zona Cesarini compiuto, con estrema maestria e sapienza, da Enrico "Muscio" Lomuscio. Altri, probabilmente, hanno passato le serate nell'angolo di un box doccia, con la testa tra le mani, i volti sommersi da lacrime e sapone, chiedendosi, tra un singhiozzo e l'altro, quando sarebbe uscita una nuova sparata del sottoscritto.


Bene fanciulli e fanciulle, datevi una sciacquata, asciugatevi le membra, piastratevi i capelli, accorciate le basette, limatevi le unghie, non c'è tempo per vestirsi, accappatoio e via, luci, motore, azione, Bergamo.

Studio cinema, o almeno i più pensano così. Non posso che provare comprensione per questo diffusissimo pregiudizio. L'altisonanza del nome, di cui si effigia la mia facoltà, può trarre, vagamente, in inganno: "Ingegneria del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione". Essendo però io affetto da una strana forma di balbuzie selettiva, evito puntualmente di sciorinare l'intero nome con chiunque mi domandi qualcosa a riguardo dei miei studi.

...uno due tre... "Cosa studi?" ...cinque sei sette... "Ingegneria del Cinema" ...uno due tre... "Ma quindi sei un regista!" ...cinque sei sette... "No, sono un web designer" ...uno due tre... "Ah! ma cosa c'entra scusa?" ...cambio dama... "E' stato un piacere, ciao ciao..."

Tre anni di "Ingegneria del Cinema", quattro e mezzo effettivi, un solo corso sul Cinema, e non ho mai visto un set dal vivo. Fino a questa domenica. Alla buon'ora.


Cosa ci facessi lì rimane un mistero, o almeno vorrei rimanesse tale per ora. Anzi, per sempre. Che poi il significato di queste due parole mi è totalmente oscuro, o perlomeno lo trovo alquanto errato nel suo utilizzo. L'ingegnere che è in me uscirà fuori in tutta la sua fredda razionalità, o forse no, non so ancora dove voglio andare a parare. "Per sempre". Generalmente è rivolto al futuro: "ti amerò per sempre", "saremo amici per sempre", "sarai nel mio cuore per sempre". E potrei andare avanti per altre mille righe elencandovi frasi dal contenuto iperglicemico.


Nel momento in cui viene fatta questa affermazione viene sancito però un istante. Una frazione di momento. E cosa c'è di più lontano dall'infinito, dal "per sempre", se non un attimo? Il mio freddo raziocinio degno di un film alla "ritorno al futuro" mi suggerisce dalla regia che tutto ciò solleva un paradosso temporale di non poco conto. Se io amerò per sempre una persona... il mio amarla... deve valere anche al passato. Voglio dire, "per sempre" è in tutte le direzioni, indipendentemente dallo scorrere del tempo. No? Ne desumo che chiunque abbia mai fatto affermazioni del genere, compreso il sottoscritto, abbia sempre amato e sempre tradito. Allo stesso momento. Nello stesso istante.


Perché non essere realisti, meno ipocriti con se stessi e con il proprio partner, e utilizzare invece dei comodissimi e spazio-temporalmente corretti "da ora in poi", "per un po'", il gastronomico "quanto basta", "finché non tirerò le cuoia". E poi il dubbio è benefico.


Niente, pensavo che dalle profondità del mio cinismo ingegneristico risalisse un'anima romantica in grado di ribaltare l'intero monologo con un magistrale coup de théatre. Ho miseramente fallito.






Non so come chiudere questo post, ma se tu...
...sì proprio tu che stai leggendo...
...se tu sei innamorato...
...e sei un crononauta professionista...
 ...sappi che puoi ritenerti veramente fortunato.

Baci e abbracci.
Enrico.

13 febbraio 2012

Lune d'iPhone!


Posso, Cikko?
Grazie!
Null'altro che una parentesi, consideratemi, ve ne prego!
Sono qui per fillare il Domenicanon settimanale di Cikko, ma quasi per caso, eh.
Non crediate infatti che sia stato lì a prepararmi moralmente per questo evento inatteso!
Semplicemente, alle 14.30, finito corso, non avevo proprio voglia di ributtarmi nel loculo, perchè, checchè ne possa pensare io stesso, se ci entro, ci rimango!
Quindi sono partito direttamente alla volta dell'esplorazione di luoghi a me poco noti, ma vicini geograficamente (superata la strada dalla mia residenza).
Eh sì, perchè il clima era quello giusto: la stretta di freddo allentata, l'aria gonfia di pioggia (che poi è arrivata, ma è stata clemente), e io preso troppo bene; ed è questa la cosa più importante.
Poi, mentre esploravo, ho visto cose insolite, belle, curiose e artistiche che avevo bisogno di condividere. E quale occasione e luogo migliore se non questo? Poi, Cikko ci ha paccato! (ed è già la seconda settimana..!)
Quindi, benvenuti a..

Lune d'iPhone!

Vi lascio un momento riflettere su questa genialata.. ne sono troppo fiero (cioè, niente da inviadiare a Domenicanon, come costruzione della parola.. eh? eh? .. mm)
Bando alla ciancie!

that's me, Enrico (non Cikko!)

Come vi dicevo mi sono dato all'esplorazione: infatti volevo andare a capire meglio sta storia che avevo sentito secondo la quale avessi la Seine vicino casa.
Quindi armato di iPhone (con gMaps) e buone intenzioni, ho attraversato lo stradone che dalla residenza porta verso i fiume.
Mi sono trovato di fronte, i lavori. Però mancavano gli anziani che osservavano (ma solo in Italia ci sono? mmm). I lavori c'erano, e con loro c'erano operai, ruspe container, griglie e robe varie.

fango, griglie, astio

odio, giallo, vasche d'acciaio
vicoli lunghi e blu





Superati, e non semplicemente, questi primi ostacoli, e grazie alle indicazioni di un operaio locale, mi sono addentrato nel cosiddetto vicolo lungo e blu tramite una porticina con la scritta defense d'entrer, ma siccome sono un erasmus che viene dall'Italia ho fatto finta di essere in Italia, e sono entrato lo stesso.
Sono dunque passato accanto ad un muro che recintava una centrale energetica (gli esperti si facciano sentire), e presumo fosse elettrica, ma giudicate voi dalla foto.

centrale oltre il muro. sicuramente energia kooletica


Avanzando nel vicolo, ho trovato un'altra porta, socchiusa. L'ho aperta e mi sono meravigliato, perchè l'obiettivo era raggiunto: infatti ero giunto sulla riva del fiume. Nella seguente foto potete vedere due paletti verdi: io sono arrivato da lì dietro (si vede che altri italiani avevano tracciato il percorso alternativo).

Dite a Cikko che non me ne frega nulla del suo questionario, ve ne prego!


Mi avvio dunque per quello che ora, tramite una più attenta perlustrazione satellitare via gMaps, si chiama il Chemine de Halage, che scopro essere la passeggiata ideale per famiglie, cani, corridori e italiani. Il tutto fa parte del Parco del Chemin de l'Ile, un parco filosoficamente in essere (o divenire?) che sta prendendo forma. Mi trovavo sulla Promenade Bleue. Ok ok vi sto già confondendo. vi metto le foto:

paletti blu della promenade
il fiume, la Senna. e i moli rotti
i lavori nel parco. info













Scherzavo sugli Italiani. Sono brava gente. Bref, mi sono messo a camminare in questa bellissima passeggiata, respirando aria buona, osservando flora e fauna, laghetti ghiacciati, sculture attiviste e cattedrali urbane. Uno spettacolo. In più pochissima gente, davvero molti corridori (e se mi riesce ci vado anch'io!), anziani a passeggio (forse andavano verso i lavori), cani, e evasi.
Ma sì, perchè c'è il carcere!! proprio accanto! (censurato su gMaps!). Vi carrello qualche immagine delle cose di cui vi ho parlato!

panchine, alberi e sentieri spaziosi

colori in riva all'arno

power nature! in the ice

fiume ghiacciato. una pippa a beijing!

scultura. emergente dalla natura (non lo dico io!)

ponte come cattedrale urbana

spettacolo, enormit


Insomma, una bella passeggiata. Un post lungo che deve finire.
Eh sì, insomma, vabbè che ho fatto delle belle foto, ma per vivere a pieno un'esperienza così, bisogna esserci stati, aver respirato il profumo dell'erba quando l'aria è gonfia di umidità, prendersi la pioggia e provare sensazioni di avventurarsi in posti nuovi e incerti, e non sapere se stare facendo una cazzata o meno!
Grazie di avermi letto fin qua, io mi sono fatto un bel giro, e voi avete condiviso con me questo momento. Dunque, è fatta, la condivisione è completata, e l'informazione è stata resa disponibile!
Vi lascio con il lato artistico della mia scampagnata: i murales! ne ho visti di molto belli! ve li posto qui, ditemi che ne pensate e votate il vostro preferito!
Statemi bene, condividete, rispondete, commentate e sempre e comunque... ABSORB ... !

1 - ti piace? votala!

2 - ti piace? votala!

3 - ti piace? votala!

4 - ti piace? votala!

5 - ti piace? votala!

6 - ti piace? votala!

7 - ti piace? votala!

8 - ti piace? votala!

9 - ti piace? votala!

10 - ti piace? votala!

11 - ti piace? votala!

12 - ti piace? votala!

13 - ti piace? votala!

14 - ti piace? votala!

15 - ti piace? votala!

16 - ti piace? votala!

17 - ti piace? votala!

Vi lascio una pianta dozzinale col percorso fatto! il cerchiolino indica casa mia, e le frecce indicano la direzione di marcia!

percorso!


7 febbraio 2012

Domenicanon #2389

Sette febbraio duemila e sessantotto.

L'altro ieri, Fabrizio e io, siamo andati al mare a Carmagnola per il suo decimo compleanno. E' la prima volta che mio nipote vede il mare. Mi ricordo ancora il cinque febbraio di cinquantasei anni fa, faceva un freddo cane e per vedere il mare si dovevano fare almeno due ore di macchina, se non trovavi coda. Lui, Fabrizio intendo, in acqua non c'è entrato, fa schifo dice, è nera, è troppo calda. Quando gli racconto della Liguria, e dei miei giorni passati lì, mi da dello scemo e non vuole credermi: "ma è mare aperto, ci sono gli squali!". Beata gioventù. Mi fa sorridere pensare che un tempo, a duecento chilometri dalle nostre coste, sotto duecento metri d'acqua, iniziai a scattare le prime foto. Di cose ne sono cambiate e tra una cosa e l'altra domenica non ho avuto tempo di scattare. Come cinquantasei anni fa. Forse non sono cambiate così tanto.


Fabrizio è davvero tanto impegnativo e i suoi non mancano occasione per sbolognarmelo ogni domenica. Proprio oggi che sarei dovuto andare ad un raduno d'auto d'epoca. Con il mio ultimo acquisto. Uno sfizio della vecchiaia.


L'ho comprata al prezzo delle patate da un mio amico che non sapeva che farsene: "Ste robe crucche non le sopporto, i miei clienti vogliono solo macchine asiatiche". Se penso a come era ridotta quando l'ho vista la prima volta... Adesso è perfetta, impeccabile. Fabrizio non aveva mai visto una macchina con le ruote: "nonno quell'auto è un cassone! fa un baccano incredibile". Glielo racconterei volentieri il perché dell'acquisto, ma ho paura che facendolo non me lo leverei mai più dai piedi. Forse, a furia di raccontargli della guerra, un giorno si annoierà e mi lascerà in pace. Almeno la domenica.

Vorrei tanto dilungarmi, ma domani devo andare a lavoro prestissimo. A presto amici!

Enrico.


30 gennaio 2012

Domenicanon Filler

Niente foto con la neve. 
Niente Domenicanon #03.
Quindi, se volevi vedere qualche scatto o leggere qualche cagata su:
  • Bambini che, nel cortile di un condominio (che tristezza), fanno gli angeli nella neve.
  • Adolescenti che si tumefanno le facce acnose a suon di palle di neve.
  • Adulti che (figata) fanno i freni a mano nel parcheggio del Ruffini ricolmo di neve.
  • Anziani che si scatafasciano le anche sul marciapiede e l'ambulanza rimane bloccata nella neve.
Puoi chiudere il blog.
Mi sono lavato la coscienza. 
Rapido come una ceretta zucchero e limone. 
Adesso posso parlare a vanvera.

Avvertenza
Questo è un post non-sense. Ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale. 
Che poi è un modo carino per dire che sto per sp#!!$&$%£ un bel po' di gente, compreso me stesso.
Imbarazzo.

Questo è un filler di Domenicanon...
"Aspetta...aspetta...cos'è un filler?
Ti risparmio la googlata.

Filler: è un termine inglese che significa "riempitivo" e che, nel mondo dei media indica una parte di un'opera che non è coerente con il resto della stessa.

Nella vita trascorriamo un sacco di momenti "filler". Quando siamo in coda alle poste, quando aspettiamo il nostro turno dal medico o il pullman sulla pensilina, quando riposiamo. Sono attimi in cui la nostra vita non procede. E' in stasi. Anche lavorando a volte si ha la stessa sensazione. Entri in ufficio, succede qualcosa, esci. Ricominci a vivere. Almeno per le poche ore che ti rimangono prima di riaddormentarti e ripresentarti a lavoro il giorno dopo.


15 Ottobre 2011. Ore 6 e 31. Periferia nord di Beijing. Chaoxiang è il primo ad arrivare nel laboratorio. Lega la bicicletta ed entra nei locali, ancora bui e deserti.

Molte delle persone che conosco, e che lavorano, sembrano condividere tutte lo stesso pensiero a riguardo dei loro colleghi: "Quello è uno stronzo", "Quella non la sopporto", "Non capisco come hanno fatto ad assumerlo", "Quella è una raccomandata", eccetera, eccetera. Anche a me è capitato di esprimere qualche giudizio poco carino a volte. O di pensar male. Ce n'è una ad esempio che, spesso e volentieri, ride da sola davanti al computer. Tutti i santi giorni. Mmm. Prima o poi glielo farò notare che mi infastidisce.


23 Novembre 2011. Ore 15 e 45. Elvira e le sue tre amiche entrano in un negozio di parrucche a Parigi. Ne comprano quattro. 

Venerdì sera sono andato a teatro. E' la terza volta che assisto ad uno spettacolo di questa compagnia. In scena una commedia sui contratti co.co.co. e i call center. Esilarante. In generale ho sempre ritenuto queste serate con i colleghi dei momenti "filler". Che poi non lo intendo come un termine dispregiativo sia chiaro. E' semplicemente una parentesi, un momento in cui metti da parte i mille casini, i diecimila pensieri, e ti godi qualche ora fuori dalle righe. Può capitare che qualcuno, magari poco aggiornato, ci provi comunque a farti rientrare nello spartito: "Ma come mai non c'è...". Colpi di tosse, occhiate furtive, commenti sarcastici. Giù a ridere e a parlare d'altro. Adoro i miei colleghi. 

28 Gennaio 2012. Ore 17 e 30. Torino. Enrico arriva a casa di Matteo per una serata di lavoro intenso. 

E' il momento di risolvere il problema della ragazza che ride.

Io: "io mi sento cretino a ridere davanti ad uno schermo"
Ragazza che ride: "ma che significa, 
non stai ridendo da solo, 

io non rido da sola, 
ci sono cose che leggo che mi fanno ridere, 
e non posso fare altrimenti"

Certe risposte, quelle che non ti aspetti, ti investono come un tir in pieno petto.

15 Ottobre 2011. Ore 13 e 31. Periferia nord di Beijing. Chaoxiang ripone la parrucca nello scatolone. Lo richiude. Qualcuno lo caricherà su un cargo diretto in Europa. Lo scatolone.

Finito lo spettacolo. Si va al Caffè del Progresso. Una media, un'altra, una piccola. Si ride. Un collega sta per creare un caso diplomatico tra la Sardegna e il Piemonte. Usciamo. L'una e mezza. Tutti vanno via. O quasi. "Facciamo un salto veloce ai murazzi". Le 6 del mattino.

28 Gennaio 2012. Ore 22. Torino. Enrico e Matteo decidono che hanno lavorato troppo e che è giunto il momento di andare al cinema. Fanno un paio di foto con una parrucca. Salutano Elvira ed escono.

Questo è quello che succede se si passa un intero weekend a casa. A studiare. A lavorare. Ad annoiarsi. Fantastichi su tutte le occasioni che stai mancando. Nei tempi morti ti metti a scrivere un raccontino che abbia del credibile. Lo pubblichi sul blog e speri che qualcuno arrivi fino in fondo con la convinzione che tu abbia vissuto davvero tutto questo. Che poi magari a chi legge non gliene frega una benemerita di cosa hai fatto. Però vuoi mettere la soddisfazione di aver inventato qualcosa di credibile?

Mi spiace di non essere andato a far foto per il blog, ma ero davvero tanto impegnato. Forse, se le avessi fatte, vi avrei risparmiato tutto questo. 

Domenicanon tornerà, nella sua solita veste, dopo il 5. Per farmi perdonare vi lascio con una massima, a voi le ricerche sull'autore.

"La vita è quello che ti accade mentre sei occupato a fare altri progetti."

Buona settimana a tutti.
Enrico. Con la parrucca.