Penso che si stiano approvando nuove liberalizzazioni in Italia.
Basta anche solo una motivazione per pentirsi di aver votato un partito? .. forse.
La Liberalizzazione delle nascite
dal blog di Beppe Grillo (link)
La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall'altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della "liberalizzazione" delle nascite.
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24 gennaio 2012
20 gennaio 2012
Internet non naviga in buone acque ..
sulla chiusura e arresti del caso Megavideo:
http://www.boston.com/business/technology/articles/2012/01/20/us_internet_piracy_case_brings_new_zealand_arrests/
sul comunicato di Wikipedia contro le leggi in discussione (ritardate, per ora) al congresso Usa:
https://wikimediafoundation.org/wiki/SOPA/Blackoutpage
cosa è Pipa:
http://en.wikipedia.org/wiki/PROTECT_IP_Act
cosa è Sopa:
http://en.wikipedia.org/wiki/Stop_Online_Piracy_Act
e altro ancora.
http://www.boston.com/business/technology/articles/2012/01/20/us_internet_piracy_case_brings_new_zealand_arrests/
sul comunicato di Wikipedia contro le leggi in discussione (ritardate, per ora) al congresso Usa:
https://wikimediafoundation.org/wiki/SOPA/Blackoutpage
cosa è Pipa:
http://en.wikipedia.org/wiki/PROTECT_IP_Act
cosa è Sopa:
http://en.wikipedia.org/wiki/Stop_Online_Piracy_Act
e altro ancora.
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16 gennaio 2012
La Pubblicità che Uccide!
dal Fatto Quotidiano
Cartellopoli, “stop alla pubblicità che uccide”
A Roma, si trovano nel mezzo dei marciapiedi, adiacenti alle piste ciclabili, in prossimità di monumenti storici, nei parchi della città. La Capitale è invasa dai cartelloni pubblicitari abusivi che violano il codice della strada e le norme sulla sicurezza e sull’impatto ambientale. L’associazione “Basta cartelloni” insieme alla Fondazione Guccione, all’Associazione disabili visivi, all’I.I.C.A. (l’Istituto internazionale Consumo e Ambiente), hanno segnalato al Comune di Roma centinaia di casi. “E’ uno schiaffo al decoro della città, ma è anche un problema di legalità e sicurezza” afferma Giuseppe Guccione della Fondazione Guccione onlus. “Come al solito – continua – è necessario che ci scappi il morto per attirare l’attenzione. E così è stato. Nel novembre del 2011 due ragazzi in scooter si sono schiantati contro un cartellone abusivo sulla via Tuscolana. Per questo chiediamo le dimissioni dell’assessore di Roma alle attività produttive Davide Bordoni”.
di Irene Buscemi
Cartellopoli, “stop alla pubblicità che uccide”
A Roma, si trovano nel mezzo dei marciapiedi, adiacenti alle piste ciclabili, in prossimità di monumenti storici, nei parchi della città. La Capitale è invasa dai cartelloni pubblicitari abusivi che violano il codice della strada e le norme sulla sicurezza e sull’impatto ambientale. L’associazione “Basta cartelloni” insieme alla Fondazione Guccione, all’Associazione disabili visivi, all’I.I.C.A. (l’Istituto internazionale Consumo e Ambiente), hanno segnalato al Comune di Roma centinaia di casi. “E’ uno schiaffo al decoro della città, ma è anche un problema di legalità e sicurezza” afferma Giuseppe Guccione della Fondazione Guccione onlus. “Come al solito – continua – è necessario che ci scappi il morto per attirare l’attenzione. E così è stato. Nel novembre del 2011 due ragazzi in scooter si sono schiantati contro un cartellone abusivo sulla via Tuscolana. Per questo chiediamo le dimissioni dell’assessore di Roma alle attività produttive Davide Bordoni”.
di Irene Buscemi
14 gennaio 2012
Libri per ragazzi (e ragazze)
Tratto dal sito di Fabio Geda . (clicca sul link per visualizzare la pagina)
Faccio un sunto di un articolo interessante uscito su D La Repubblica del 21 dicembre in merito all’editoria per ragazzi (scritto da Lara Crinò). La riflessione parte dal gesto dell’editore americano Little, Brown che pare abbia acquistato due pagine sul New Yorker per invitare i genitori, tra i quali Obama e consorte, a impegnarsi per promuovere la lettura tra gli adolescenti maschi – esatto: maschi – che pare leggano talmente poco da soffrire di un vero e proprio “literary gender gap” rispetto alle loro coetanee femmine, un dislivello in grado di influenzarne le carriere scolastiche fino all’università.
Le competenze linguistiche influenzano l'apprendimento: è l'idea alla base dell'826 Valencia e di esperienze come la Grande Fabbrica delle Parole.
In Italia? Secondo la più recente indagine NielsenBookScan l’editoria per ragazzi resta, in piena crisi generale, un settore trainante, al punto che tra il 2010 e il 2011 è persino cresciuta. Poco, ma è cresciuta. Però, a quanto pare, anche in Italia questo successo è declinato soprattutto al femminile. L’Istat indica che il 70% delle adolescenti si dichiarano lettrici, mentre tra i maschi già a quindici anni i non-lettori prevalgono sui lettori.
Lara Crinò nota poi come i modelli culturali femminili offerti in televisione siano differenti da quelli offerti dai libri. In televisione è tutto rosa e laccato, le bambine sono risucchiate nei clichè soliti della bella ammaliatrice o della bruttarella secchiona e le pubblicità promuovono kit per diventare stilista, minicarrelli per la spesa eccetera, mentre in libreria si trovano storie di principesse, sì, ma anche di scienziate e guerriere. Antonio Monaco, coordinatore del gruppo Editori per ragazzi dell’Aie, ipotizza che questo sia dovuto al fatto che nel mondo editoriale lavorano molte donne, in grado, quindi, di imporre libri non appiattiti sugli stereotipi.
Sarà davvero così? A me sembra che anche nel mondo della letteratura per ragazzi i clichè si sprechino e che, in ogni caso, siano quelli a vendere di più. Poi certo, ci sono anche offerte alternative, ma forse perché sono molti di più i libri pubblicati dei giocattoli o dei cartoni animati prodotti. Di certo una libreria offre più scelta di una qualunque televisione o di qualunque Toys Center. Questo sì. Evviva la biblio-diversità!
Nell’articolo si nota poi come il fantasy sia il genere letterario transgender per eccellenza, come accomuni ragazzi e ragazze e, a volte, anche generazioni diverse. Anche se alla base di tutto, dice Beatrice Masini, resta l’identificazione: se i ragazzi si identificano nei personaggi allora leggono, se non si identificano non leggono. Le strade da percorrere per permettere ai ragazzi di identificarsi? Sono due: l’amore e la quotidianità, andando, in entrambi i casi, a scavare nelle ansie, nei dubbi e tra le speranze che quell’età, segnata dalla ricerca affannosa della propria identità, si porta dietro.
Quello che non si dice nell'articolo - e che varrebbe la pena indagare - è che certi intellettuali, e anche non pochi lettori, sembrano pensare che esistano libri buoni e libri cattivi. E non tanto in riferimento ai messaggi che i libri veicolano dal punto di vista dell'etica o della morale, no, semplicemente a partire dalla (secondo loro) eccessiva fruibilità, o forse perchè li leggono anche quelli che di solito verrebbero definiti non-lettori. Sara vero? Esitono libri così facili da leggere da far danno al lettore? Se sì quali sono?
Altra cosa che non si dice nell'articolo - e che varrebbe la pena indagare - è come accompagnare i ragazzi oltre le loro letture adolescenziali. Come aiutarli a far crescere le emozioni, e di conseguenza a cercare nuovi libri, più complessi, che quelle emozioni andranno a nutrire. Come farli transitare da Twilight a Il mio nome è Asher Lev (giusto per citare un libro sul crescere e sullo scoprire se stessi da me molto amato)?
8 gennaio 2012
Domenicanon #00
Suppongo di aver acconsentito di collaborare a questo blog l'altra sera. Dicendo "suppongo" intendo di non ricordare assolutamente il momento esatto in cui le mie labbra hanno pronunciato il fatidico "sì" al cospetto di Enrico "Muscio" Lomuscio. Dicendo "l'altra sera" alludo al fatto di non ricordare assolutamente che giorno della settimana fosse. Uniche certezze: l'anno era il corrente; ero sotto l'effetto di liquori e spiriti vari; ero a stomaco vuoto da circa 13 ore; ero ipo-motorizzato causa incidente. Mi fa sorridere notare come qualche anno prima, in condizioni simili, accettai di contribuire ad un altro blog. Sempre con il "Muscio". Mmm.
Un passo alla volta.
Tutto inizia in una serata dell'anno scorso, il 29 dicembre. L'anno scorso... Adesso mi piacerebbe divagare e sproloquiare sulla classica cazzo (si può dire "cazzo" qua?) di battuta da ultimo dell'anno, con la quale ci si da appuntamento per l'anno successivo: "oh! ci vediamo il prossimo anno!". Quale regione del nostro cervello ci impone di riderne e di proferirla a nostra volta tutti i santi anni?
Dicevo...
Tutto è iniziato in quella serata, l'ultima di lavoro per me dell'anno, che gioia. Una ragazza, sulla trentina, sicuramente sbronza, forse anche un po' fatta, decise attorno alle 19 che il suo cofano doveva conoscere ad ogni costo il mio baule. Letteralmente. L'inerzia ha poi in seguito sancito che il baule dell'Alfa che mi precedeva era troppo invitante per il mio di cofano. Il caso ha infine sentenziato che io quella sera stessi raggiungendo una ragazza per un aperitivo. Aperitivo che ovviamente non ha mai avuto luogo. Ripeto, che gioia.
Che poi pensandoci bene vorrei augurarlo a tutti un tamponamento di fine anno, con ragione si intende, e senza distorsioni dorsali e/o cervicali. Solo quel che basta per mollare la macchina in qualche carrozzeria della cintura e godersi le feste tranquillamente. Sì perché le preoccupazioni da palloncino, parcheggio, rincari benzina ecc. senza autovettura scendono improvvisamente a zero e il tempo acquisisce un gusto nuovo, soprattutto a Torino, dove la mobilità pubblica sta all'efficienza come una cernia sta fuori dall'acqua.
Dal 29 in poi i miei ricordi sono composti da mille flash di feste e festicciole. Un sacco di eventi temporalmente disconnessi. Fino alla giornata del 6 gennaio, giorno in cui ho ricevuto l'invito di collaborazione via mail.
Tutta sta roba per dire cosa? Cosa? COSA? Calmi, adesso ci arrivo.
Come vi ho detto la mancanza di un'autovettura mi ha permesso di darmi alla pazza gioia con i folleggiamenti e di apprezzare maggiormente il tempo speso tra passeggiate e attese sulla pensilina. L'unico effetto collaterale è stato l'assenza più totale di una foto, di un video, di un papiro, di una cicatrice, di un qualcosa, che potesse documentare quanto successo nei giorni a cavallo tra questi due anni.
Il 7 gennaio, cioè questo sabato, cioè ieri sera, ho avuto una sorta di illuminazione. Ho deciso, sospinto da mille ragioni, delle quali vi rivelerò solo la più debole, di dare un senso alle mie domeniche venture. Mi sono domandato, da giovane provato dai postumi da sabato sera: che cosa diamine succede la domenica mattina/pomeriggio in una città come Torino?
Quindi stamane (ieri mattina rispetto alla pubblicazione di questa sparata) mi sono deciso a partire, armato di Canon, da San Paolo, giù per la Crocetta e San Salvario, passando dal Valentino e ritorno, scatto dopo scatto.
Tornato a casa, scaricate le foto, riposati i piedi, mangiate le tagliatelle ai funghi, ho avuto la seconda illuminazione del weekend (grazie ai funghi mi sa): scrivere qualcosa su questo blog. Si ma cosa? Niente! O almeno molto poco. L'idea di questa rubrica è quella di condividere con cadenza, spero, settimanale, le foto raccolte nelle mie domeniche ritrovate. Da qui Domenicanon. Domenicano che sarei io, e Canon che sarebbe la mia reflex acquistata con tanti sacrifici. Probabilmente senza questa rubrica, e senza te, starebbe a far polvere.
Ci sono luoghi di Torino abbandonati e fatiscenti, appartenenti ad un passato industriale non lontano. Un passato condiviso e vissuto dalla maggior parte delle persone che popolano la domenica torinese. Si perché ci sono solo anziani la domenica mattina a Torino.

No non è vero, ci sono anche un sacco di giovani, famiglie e adulti. Solo che essendo io piuttosto lento di riflessi non mi riesce di catturare in uno scatto gente che fa jogging, bambini che si dimenano e relativi genitori che li inseguono preoccupati. Mi è più facile cogliere i loro ritmi e le loro pose.
Ho il tempo di impostare l'otturazione, regolare il diaframma, impostare l'esposimetro, fare qualche scatto e farne ancora un altro se non mi convince qualcosa. Girarmi una sigaretta, attendere che una nuvola lasci nuovamente spazio alle ombre, e scattare ancora. Tanto loro stanno lì. Alcuni guardano la gente che passa lesta sul viale, altri ammirano estasiati un cantiere in pausa, altri ancora armeggiano spavaldamente con il cellulare regalato dai figli, forse dai nipoti, con i soldi dei figli.

Poi mi chiedo dove stanno i giovani, quelli con i postumi, quelli che hanno di meglio da fare che fotografare anziani da pubblicare in un blog. Alcuni dormono, altri riordinano la stanza abbandonata durante la settimana, altri ancora cercano di finire l'elaborato da consegnare il lunedì mattina in facoltà.
Non ci sarà traffico, non ci sarà frenesia lavorativa, ma a me la domenica mette comunque ansia. Non far niente mi mette ansia. Vabbè. Sarò workaholic.
Spero di non aver turbato qualcuno, parlare di anziani mette sempre un po' d'ansia.
Questo era il primo post di quella che spero possa essere una rubrica regolare.
Spero di essere meno prolisso la prossima volta.
Sono Enrico Cicconi, studio e lavoro.
Alla prossima!
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